Archivio articolo 12
Il vecchio calzolaio russo –
e il nostro augurio per ognuno per 2010
Fu la sera di natale. Fuori i bambini giocavano per la strada, ma l’anziano calzolaio fece una pausa dal suo lavoro. Era amato da tutti nel villaggio specialmente dai bambini, eppure, senza parenti, era sconsolato pensando di dover trascorrere il giorno di natale da solo.
Alzandosi dal banco di lavoro e riflettendo sulle risate felici dei bambini, prese dallo scaffale il vecchio libro che narrava gli avvenimenti del primo natale. Lesse dei magi che avevano viaggiato da lontano per portare dei regali al neonato Gesù. Erano doni costosi, esotici. Lui era povero e solo. Cosa poteva dare lui se Gesù dovesse fare visita a lui domani? Con questi pensieri, si accucciò nella sua poltrona favorita accanto al bellissimo focolare. Non ci passarono molti minuti che lo scoppiettio della legna fresca si confondeva con il suo russare.
Gradualmente i bambini smisero di giocare e cominciarono a tornare alle loro case. In un angolo cominciò a formarsi un gruppo di orfani che non avevano casa. Pian piano questo gruppetto di bambini si mise in cammino verso il freddo orfanotrofio, stringendosi insieme contro l’aria gelata della notte.
Nella bottega, di colpo il calzolaio fu risvegliato da una voce che gli parlava: “Caro calzolaio”, disse con toni forti ma amichevoli, “tu ti chiedevi cosa mi potevi donare questa notte. Ebbene, io farò visita al tuo villaggio ma non rivelerò chi sono. Aspettami perché non dirò chi sono!”
Strisciando i suoi occhi e cercando di capire cosa fosse successo, il vecchio calzolaio saltò in piedi. Cosa aveva lui di poter offrire a Gesù quando passava? Sicuramente, per riscaldarsi, Gesù avrebbe piacere di una bevanda calda. Senz’altro poteva offrire a Gesù un brodo saporito e caldo che cominciò a riscaldare sul fornello. Pensò pure al suo pane fresco che avrebbe potuto offrire a Gesù con il brodo. E senz’altro poteva offrire a Gesù un momento di pausa nella sua comoda poltrona. Però, continuando a pensare, si chiedeva se ci sarebbe stato qualcosa di unico e speciale che lui avrebbe potuto preparare per Gesù?
Sì. C’era! L’idea gli fece brillare gli occhi! Un nuovissimo paio di scarpe! Ma c’era il problema: quale numero di scarpa portava Gesù? Non sapendo la risposta, il vecchio calzolaio si mise subito a lavoro per preparare un paio di scarpe di tutte le misure! Con soddisfazione e compiacimento, con martello in mano, si mise al lavoro.
Mentre era curvo sul banco di lavoro, di colpo sentì arrivare qualcuno. Però, guardando fuori la finestra vide solo il ragazzo che accendeva le luci della strada. “Ma quanto freddo sembra avere”, si disse! E senza pensarci due volte prese la sua bellissima coperta e si precipitò fuori per regalarla all’infreddolito ragazzo. Quanto era felice il ragazzo di ricevere questo inatteso fonte di calore. Ringraziò profondamente il buon vecchietto e proseguì il suo circuito con immensa gratitudine.
Il calzolaio ritornò al suo lavoro con grande impegno. Sicuramente di lì a poco Gesù si sarebbe passato.
Con questo pensiero in testa precipitò fuori una seconda volta quando sentì delle voci per strada. Ma invece di vedere Gesù, vide solo un gruppo di ragazzi che cantavano degli inni natalizi. Quanto era bello il loro canto. Pensando alla sete che dovevano avere li invitò nella sua bottega dove offrì loro la tisana che stava riscaldando per Gesù. Intanto, pensò tra di sé, avrebbe avuto delle nuovissime scarpe da regalare a Gesù. Perciò, salutando i ragazzi si mise di nuovo al lavoro con rinnovato vigore. Gesù, senz’altro, non sarebbe mancato di passare.
Appena presi in mano gli attrezzi del lavoro sentì di nuovo dei passi fuori del negozio. Di nuovo, sicuro di trovare Gesù, precipitò fuori. Quanta delusione! Invece di trovare Gesù c’era solo una vedova con i suoi bambini – e quanto poveri erano. “Venite dentro per riscaldarvi. Ho del brodo pronto ed un po’ di pane fresco” e senza pensarci un attimo, lì offrì ai grati e molto riconoscenti vedova e bambini.
Dopo essersi ben riscaldati, il calzolaio li accompagnò alla porta. Dopo averli salutati con calore, si fermò sulla soglia chiedendosi proprio quando Gesù sarebbe passato. Guardò l’orologio alle sue spalle ed era quasi alba ma Gesù non era venuto. Le lacrime cominciarono a scorrere giù per le rughe della sua faccia. Aveva preparato un paio di scarpe di ogni misura per Gesù, ma non lui non era passato.
Mentre continuava a scrutare la strada fuori del suo piccolo negozio per vedere se arrivava Gesù, notò ancora l’orfanotrofio e gli sbalzò in testa un’idea tutta nuova. Se Gesù non era passato, lui almeno avrebbe potuto regalare le scarpe ai bambini dell’Istituto. In punto dei piedi uscì dalla bottega per portare le scarpe nuove all’orfanotrofio dove ha posto ai piedi di ognuno un nuovo paio.
Non era appena tornato e seduto accanto al focolare con il sonno che gli chiudeva gli occhi che sentì di nuovo la voce di prima. “Grazie, caro calzolaio. Ti ho fatto visita ieri sera come ti avevo promesso. Sono passato 4 volte! Avevo freddo e mi hai ricoperto di calore. Avevo sete
e mi hai dato da bere. Avevo fame e mi hai dato da mangiare. E, caro calzolaio, ero nell’orfanotrofio quando mi sei venuto a trovare e mi hai dato il miglior paio di scarpe che avevi. Ciò che hai fatto ad ognuno di queste persone, l’hai fatto a me.”
Le campane di natale cominciarono a suonare mentre gli orfani si svegliarono trovando i loro regali.
I bambini felici uscirono per giocare ed il vecchio calzolaio si mise con loro per celebrare natale.
Fu il natale più bello di tutta la sua vita!
(tradotto dal musical proposto da “Love Russia”)
Questa parabola contemporanea del brano del Vangelo di
Matteo 2544-45
ci conduce ad una sola speranza ed una sola preghiera:
“Signore, che io possa vedere la realtà come tu lo vedi: non con gli occhi miei,
i giudizi miei – ma con gli occhi tuoi e con dei
ragionamenti trasformati dalla parola tua, la Bibbia”
Pastore Paul Finch