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La tragedia del terremoto a Haiti costituisce anche un monito all’umanità

 

 Non mi sono mai permesso di vedere nella sofferenza altrui un momento di consolazione personale o di auto-giustificazione. So che faceva parte del lessico della mia famiglia quando ero bambino. I miei genitori  spesso commentavano le conseguenze delle mie disobbedienze dicendo:

“Lo hai voluto fare tu, paghi tu le conseguenze”.

Quando vedo le sofferenza di un altra persona, anche se “meritato”, il mio cuore si eleva al Signore per la Sua misericordia.   

 

In fondo, non riesco a scorgere in Dio nemmeno il minimo segno di compiacenza per la sofferenza. Benché Egli usi anche la parola forte “vendetta”, non riscontro in tutta la Bibbia un tipo di vittoria personale che gode le sofferenze di un altro. Quando il Signore infligge punizioni o sofferenze, lo fa in modo estremamente misurato. Le sue azioni di castigo o disciplina, anche quando sono di natura catastrofica, sono sempre ricolmi di significato ed applicato per uno scopo. Non sono mai capricciose.  Trovo molto appropriate le parole nel libro delle Lamentazioni 332 “. . . ma se affligge ha pure compassione, secondo la sua immensa bontà”

   

Sotto questo profilo trovo che il terremoto catastrofico a Hawai merita un’interpretazione diversa da quella che stiamo normalmente ascoltando. Questo non è semplicemente un avvenimento di grandissima sofferenza umana. Lo è, è vero, ma è molto di più!  Mentre con cuori profondamente commossi guardo ripetute scene di disperazione delle persone ferite che sono in attesa di una minima assistenza medica, o dei bambini che devono affrontare l’esistenza senza genitori, o tutta la gente stremata dalla fame e la sete che cerca un briciolo di soccorso umano, io so che questo incredibile dolore non è al di fuori della saggezza di Dio e la Sua cura per il nostro mondo.

 

Sono sicuro che non si tratta di una semplice vendetta di un Dio in preda ad una sfuriata. Non trovo nemmeno  giustificabile attribuire al terremoto in Haiti o all’immenso disastro causato dallo Tsunami l’etichetta “calamità naturale”. E’ vero che si tratta di una natura, normalmente molto ordinata, incredibilmente sconvolta, però allo stesso tempo so che le parole della vecchia canzone spirituale:

 “He’s got the whole world in His hands – Egli ha il mondo intero nelle sue mani” rimangono verissime.

   

Stiamo assistendo ad avvenimenti di proporzioni inimmaginabili, che vede tante nazioni coinvolte nel soccorso umano, ma senza uno che parli di Dio e del nostro bisogno di temerLo in un modo positivo. E questo mi preoccupa profondamente. Sembra che Dio sia la causa capricciosa di questa tragedia invece di vederlo Dio “chiamante-all’umanità-a-rivedere-le-proprie-azioni”. No. E’ più un’accusa che viene rivolta contro Dio, perciò l’intenzione è di ricostruire tutto come prima e ancora meglio se possibile!

 

Uno dei grandi temi nel libro di Isaia nelle nostre Bibbie è l’avvertimento che Isaia continuamente dava al popolo di Dio di non affidarsi ad aiuti umani. Per quasi 50 anni, Israele, schiacciato tra le nazioni potenti e belligeranti di Egitto al sud e Assiria al nord era ripetutamente tentato di fare un’alleanza con l’una o l’altra. Ma il Signore diceva, attraverso le svariate profezie di Isaia,

“no” . . . “Guai.a quelli che scendono in Egitto...”  (Is 311)

L’errore non è nel fatto di fare un’ alleanza – o nel caso odierno, non è sbagliato preoccuparsi degli impegni umanitari in Haiti . L’errore è di farlo senza tornare a Dio! Quello che noi vediamo è la speranza di ricostruire un mondo distrutto – e di farlo senza un riferimento a Dio.

   

In questi anni di gravissima crisi economica non ho mai sentito un uomo di stato parlare di Dio. Ogni azione economica, ogni manovra politica viene fatta con un calcolo umano che ignora il Creatore totalmente. Ci muoviamo sul nostro pianeta come se il Signore non esistesse.  Però Egli esiste. E’ presente! Egli, quando muove la natura in forme di calamità, non lo fa per caso. Egli sta parlando a quella nazione, ed in questo caso, sta parlando (di nuovo!)  ad un mondo intero.

 

Tutte le opere umanitarie, bellissime ed importantissime come sono, risulteranno vane se non vediamo dietro il richiamo del Signore di cercare Lui. Dio diceva per 50 anni (ac 745 – 695 circa), attraverso suo profeta Isaia,

“Nel tornare a me e nello stare sereni sarà la vostra salvezza...” 3015

Perchè?  “. . . perchè Il Signore desidera farvi grazia!”

 

Non interpretiamo gli avvenimenti tragici a Haiti sotto il profilo di un Dio ostile,  assente o indifferente. Ascoltiamo il suo giudizio e che tutte le nostre azioni di soccorso siano accompagnate da un ritorno a Lui e la Sua parola. Solo all’ora avremo una società non solo ricostruita all’esterno, ma anche all’interno, nel cuore!     

                                                                                                     Paul Finch, pastore


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La Chiesa Evangelica di Ferrara 2009