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Il terremoto a Haiti - un semaforo rosso?

 

Confesso che non mi piacciono i semafori rossi. Specialmente quando nessuna macchina passa e nessun pedone attraversa la strada,  nonostante che io sia fermi!  In quel momento tutta la mia persona sogna la libertà della codice stradale americana che ti permette di girare a destra se una macchina non transita in quel momento!  E il mio “uffffaaahhh” diventa ancora più acuto la domenica mattina quando, molto presto la mattina, non c’è nemmeno un gatto in giro. Il mio cervello parlotta impazientemente: “Perchè fermarsi ai semafori rossi quando non ci sono macchine o pedoni che transitano?”

 

Eppure io so che il semaforo rosso è una necessità per la sicurezza della circolazione del traffico. Se non li avessimo, quanti incidenti ci potrebbero essere. E’ un avvertimento necessario di un incrocio potenzialmente pericoloso – e la luce rossa mi costringe non solo alla riflessione ad una situazione importante, ma ad una azione che mi salva. Forse non sembra così quando l’ora è presto la mattina o tardi la sera e non c’è nessuno in giro, ma in fondo è sempre importante e basta un’autista distratta e disattenta per causare un incidente di conseguenze gravissime e spesso irreversibili.  

 

Mi sto chiedendo se il tragico terremoto che ha distrutto Port-au-Prince  sulla isola Haiti non sia un semaforo rosso del Signore indicarci qualcosa. Senz’altro Haiti se ne avrebbe potuto fare a meno. Un disastro di proporzioni così vasto non ci voleva per nessuna città o nazione. Anzi. Sembra un motivo di cattivo gusto infierire su chi già ha molto poco. Però, il colore di questo semaforo è rosso, e ci indica “Stop”.

 

Credo che questo “Stop” costituisce un invito di ascoltare ciò che il Signore dice a proposito della vita umana. Egli non dice di proseguire come se Lui non ci fosse. Un testo biblico che leggevo questa settimana dice chiaramente :

 

“Noi siamo davanti a te stranieri e gente di passaggio, come furono tutti nostri padri: i nostri giorni sulla terra sono come un’ombra e non c’è speranza.”

 (1 Cronache 2915 )

 

Se io sono giovane, in buona salute, con un lavoro sicuro ed una sistemazione familiare piacevole, non penso alla fragilità della vita. Ogni semaforo è verde ed io proseguo speditamente lungo il viale della mia vita con allegra spensieratezza. E’ il terremoto a fermarmi a farmi riflette sulla transitorietà della vita. Quanti secondi ci vogliono perchè edifici,  ed anche palazzi governativi e reali crollano? Solo due giorni fa ho avuto la notizia di una cara persona che, secondo il referto medico, ha meno di 3 mesi di vita. Sembra impossibile. Conosco questa persona come una persona forte, capace, con una famiglia sana ed una sistemazione di vita invidiabile. Però è giunta questa triste notizia ed è per me una specie di  - mi ferma e mi avverte che il testo biblico è vero – siamo“gente di passaggio” .E questo non da oggi!  L’umanità è sempre stata precaria: “come furono i nostri padri”.

 

Sono profondamente commosso e grato nel vedere gli aiuti umanitari che si sono rovesciati sul piccolo paese di Haiti. Questo terremoto ha avuto l’effetto di suscitare una compassione umana di notevoli proporzioni e la speranza reale è che possa sorgere dalle rovine di questa tragedia una nazione molto più forte e robusta. Allo stesso tempo però, è anche un semaforo rosso. Ci conferma la verità della Bibbia che: “i nostri giorni sulla terra sono come un’ombra e non c’è speranza”.  Non c’è speranza perchè anche il più forte e il più potente è provvisorio!

                               Paul Finch, pastore


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La Chiesa Evangelica di Ferrara 2009