Archivio articolo 16

“. . .preferiamo . . . abitare con il Signore. . .”

una frase che trasforma la tragedia della morte in un trionfo invidiabile!

                                                                                       

Quando il telegiornale si apre senza parole, con una musica solenne, ed un titolo di poche parole che riguarda un valore morale, so che è mancato qualcuno. Fu così quando mancò Luciano Pavarotti ed è successo questa settimana. Invece di immagini di tifosi scatenati o di un gol incredibilmente mancato, all’inizio delle notizie sportive c’era l’immagine di un ciclista, una bellissima e tenera musica, ed una semplice frase “il corridore gentiluomo”. L’introduzione alle notizie sportive, domenica, 7 febbraio ’10, era dedicata a Franco Ballerini il tecnico della nazionale di ciclismo italiano, morto tragicamente in seguito ad un incidente durante un Rally.

 

Una mancanza così inattesa colpisce. Quando si tratta di una persona che ha una malattia infausta, la notizia del trapasso avviene con un senso di qualcosa che ha compiuto il suo corso, a volte quasi un sentimento di sollievo – la persona non soffre più. Quando c’è un incidente che strappa la persona alla vita, c’è lo stupore, lo shock e un profondo disorientamento. Questo è stato vero per noi solo qualche settimana fa quando un caro amico è venuto a mancare in modo totalmente inatteso, senza nessun preavviso e nessun segnale. Invece di giungere alla festa natalizia della famiglia, fu trovato morto sul pavimento della propria casa dove abitava da solo senza una minima indicazione di un malessere.

 

E’ in questi momenti che la frase dell’apostolo Paolo, riportata nel titolo, trasforma interamente la prospettiva della morte. Umanamente per noi che restiamo in vita c’è un dolore profondo. Si usa la parola “mancanza” per una buona ragione. Una carissima persona non c’è più e la sua assenza si fa sentire tanto ed in modo particolare dai familiari. Però, per lui o per lei, che non c’è più? Paolo diceva che preferiva “. . . partire dal corpo e abitare con il Signore.” (2 Corinzi 58). Sì, perchè aveva visto il Signore Gesù Cristo al momento della sua conversione sulla strada per Damasco e sapeva che la gloria del cielo non era da paragonare con il più grandioso splendore terrestre neanche per un attimo.

 

Questi incidenti che sottraggono violentemente alla vita una persona carissima sono dolorosissime per noi, ma se la persona tolta ha posto la sua fede nel Signore, come possiamo parlare di una ‘tragedia’? E’ impossibile pensare che il cielo sia un posto triste e melanconico. No. L’apostolo Paolo aveva appena detto questo quando scrivendo affermava: “Sappiamo infatti se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d’uomo, eterna, nei cieli.” (2 Corinzi 51)

 

Infatti tutta la Bibbia costituisce un appassionato invito a non vedere la nostra vita senza Dio! La venuta di Cristo, l’episodio centrale attorno al quale ruota l’intera Bibbia, è avvenuta perchè ci sia una via aperta al cielo. La sua morte non era casuale. Egli era morto perchè il nostro peccato non ci separasse più da Dio. “Chi crede nel Figlio ha la vita eterna” non era una frase detta per dire. Era la nuova realtà gridata a tutta l’umanità da Cristo risorto - la morte non regna più!

 

Ciò che è successo al commissario italiano di ciclismo, al nostro caro amico, e a tantissimi altri in Haiti nel terremoto il 12 gennaio, toccherà pure ad ognuno di noi. Un giorno anche noi mancheremo alla vita. In quel giorno, andremo noi ad essere con il Signore? Sarà una gioia lasciare la nostra tende umana per un Residence di splendore impensabile (basta uno sguardo veloce agli ultimi due capitoli della Bibbia per capire la grandiosità del cielo!!)?

 

Queste semplici parole di Paolo ridimensionano la vita. Costituiscono un fantastico invito di rinvolgerci a Cristo perchè possiamo andare ad abitare alla Sua presenza. Perchè aspettare? Perchè non cominciare anche oggi? E’ vero, “Chi crede nel Figlio ha la vita eterna” (Vangelo di Giovanni 336) – e questo già da ora!!! Non c’è gioia ne pace ne speranza migliore di questa!

                                                                                                    Paul Finch, pastore  


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La Chiesa Evangelica di Ferrara 2009