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La storia di Heidi
Heidi ha circa 50 anni ed un sorriso contagioso. Ci racconta la sua storia in un caldo pomeriggio di giugno, allorché in gruppo siamo seduti nell’erba all’ombra di una quercia.
“Sono nata in Ungheria, sotto il comunismo quindi in ambiente ateo, in una famiglia in cui tutti erano insegnanti e sono professoressa pure io.
Avevo circa 12 anni quando una mia compagna di scuola, figlia di un pastore, mi invitò nella loro chiesa. Entusiasta, chiesi il permesso alla mamma ma mi venne immediatamente negato, per il timore per lei di perdere il proprio impiego. Gli anni passarono e avevo quasi rimosso l’episodio quando scovai in mezzo ai documenti della mia famiglia, un certificato di battesimo a mio nome redatto da una chiesa cattolica. Ne chiesi spiegazione, ma ancora una volta, mia madre fece sparire il documento senza voler affrontare l’argomento .
Proseguii gli studi ed all’università conobbi quello che sarebbe diventato mio marito. Era Ghanese e la mia famiglia prese molto male la mia decisione di sposare un Africano, così male che mio padre non volle più rivedermi. Ma sono tosta ed sposai comunque questo ragazzo da cui ebbi prima una bimba poi un maschietto. Decidemmo allora di partire per il Ghana. La bimba aveva un anno e mezzo ed allattavo il piccolo di sei mesi. Arrivammo in Africa per trovare una situazione tesa ma accettabile ma fra dicembre ed aprile, la situazione economica si deteriorò completamente, i negozi avevano gli scaffali vuoti, non si trovava più cibo e la fame serpeggiava. Facevamo un solo pasto al giorno composto da mais e banane che piccoli chioschi lungo le strade vendevano. Un giorno, il mio cartoccio di cibo fu imballato in un foglio strappato ad un libro e poiché la mia fame di cultura era pari alla mia fame di cibo, in un paese dove non trovavo neppure un libro, mi misi a leggerlo tutto.”Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso:Basta a ciascun giorno il suo affanno” e la pagina proseguiva parlando di Gesù…Mio marito proveniva da una famiglia cristiana ed aveva quindi avuto qualche dimestichezza con il libro da cui proveniva questa pagina, ma si stava convertendo all’induismo e non aveva alcun interesse nel soddisfare la mia curiosità. E anche questo rimase un episodio senza seguito. Intanto la miseria era tale che mia madre mi mandò i soldi per il biglietto di ritorno con i miei bambini. Mio marito aveva l’obbligo di restare a lavorare 4 anni nel suo paese per rimborsare la borsa di studio che gli aveva permesso di venire all’università in Ungheria. In realtà, la nostra separazione durò ben otto anni durante i quali finalmente potei avere un vero approccio al cristianesimo. Conoscendo solo la chiesa cattolica del mio certificato di battesimo, è lì che cercai di appagare la mia curiosità seguendo per tre anni i corsi di catechesi. Non usammo tuttavia mai la Bibbia, ma commentari di vari teologi, ed ero proprio un’alunna diligente perché la materia mi appassionava ma non avevo ancora trovato quello che confusamente cercavo.
Il ritorno di mio marito evidenziò il distacco e le difficoltà fra di noi. La sua ricerca religiosa lo portava ad allontanarsi sempre di più del mondo materiale, quindi anche a disinteressarsi della famiglia. Ormai avevamo anche un terzo bambino ma mi facevo carico io della loro educazione, e continuavo non senza difficoltà il mio lavoro di insegnante. Persi una volta un lavoro quando si seppe che mio marito era nero, i nostri figli erano gli unici mulatti…Sul piano religioso, non andava meglio: la chiesa cattolica si accorse che non eravamo sposati con rito religioso e mi convinsero che lo dovevamo fare. Mio marito rifiutava assolutamente ritenendo il nostro matrimonio civile perfettamente sufficiente. Tra il parroco che si proponeva di “aggiustare” i registri, alcuni compagni del corso di catechesi che mi consigliavano di convertirmi all’induismo anch’io, rigettai il tutto.
Ma nel frattempo i miei due figli più grandi avevano cominciato a frequentare la chiesa dove ero stata invitata tanti anni fa, e da allora i membri di questa chiesa pregavano per me. Rimasi di nuovo incinta ma con stupore non di un solo bimbo, né di due gemelli, ma di ben tre maschietti! Avevo letto la promessa di Dio ad Abramo “ Sarai padre di una grande nazione” ma non m’aspettavo che questa promessa fosse indirizzata anche a me!
Una gravidanza molto difficile, sempre a letto e che affrontai praticamente da sola. Tralascio quello che può essere diventare mamma di tre gemelli, avendo già altri tre bambini… Ma questo era il cammino che Dio aveva scelto per me per piegare il mio carattere a farmi arrivare dove aveva scelto Lui. Un giorno i miei bambini più grandi mi annunciarono che Cristo era entrato nella loro vita con una tale gioia che mi contagiarono e che finalmente incominciai anch’io a frequentare la chiesa, a studiare la Bibbia e mi arresi anch’io al Signore. Un po’ alla volta, ognuno dei nostri sei figli venne al Signore. Ma la loro vita era dura in Ungheria. Scuri di pelle, erano derisi e vittime di bullismo…Decidemmo allora con mio marito di trasferirci in Inghilterra ed arrivammo a Londra. Il primo giorno di scuola, i nostri tre gemelli tornarono entusiasti: “Mamma, ci sono alunni di tutti i colori ed abbiamo persino un professore nero!”
Trovai una chiesa vicino a casa nostra e la prima volta che andai al culto, mi sedetti vicino ad una signora di colore. Era Ghanese sposata con un Inglese bianco ed aveva solo figlie femmine,mulatte come i nostri maschi e bellissime!Un grandissimo dolore- la perdita di un figlio- si era abbattuto sulla sua vita. Diventammo molto amiche e ora mio figlio è fidanzata con sua figlia e frequentiamo tutti la stessa chiesa di Londra.
Cosa posso dire della mia vita? Solo ringraziare Dio per tutte le difficoltà che ho incontrate, e sono state davvero tante e molte volte mi sono sentita sola e scoraggiata finché non ho trovato in Cristo la risposta a tutti i miei bisogni. Riempie ogni vuoto della mia vita! E’ vero, mio marito non è cambiato, mio padre, non l’ho rivisto mai, viviamo in 7 persone in una casa di 3 stanze con un affitto altissimo e stipendi da sopravvivenza…Ringrazio Dio per tutto questo. Ho imparato a dipendere in tutto e per tutto dal mio Signore, ho imparato l’ubbidienza ed ho ricevuto la Sua gioia. Forse non ho molto agli occhi del mondo ma ho a mio senso tutto ciò che potevo desiderare dalla vita: la pace con Dio.