Archivio articolo 29
“Il Signore è il mio pastore”
Dei 150 Salmi nelle nostre Bibbie, Salmo 23 è il più noto.
Dei sei versetti del Salmo, il primo è quello più familiare.
Delle prime sei parole, il quinto è quello più accentuato: “mio”
“Il Signore è il ‘mio’ pastore”
Dio Eterno che si lega ad una persona
Siamo in pochi a sapere la prima volta che Dio dette all’uomo il privilegio di parlare di Lui come ‘mio’ Dio.
E’ nel primo libro della Bibbia, la Genesi, capitolo 9 e versetto 26, quando volendo benedire il figlio di Noe rispetto ai suoi fratelli il Signore disse: “Benedetto sia il Signore, Dio di Sem”!
Canaan, il fratello di Sem, per il suo comportamento frivolo e vergognoso nei confronti di suo padre viene maledetto. Iafet, che collaborò nell’azione di copertura del loro padre tristemente scoperto nella sua ubriachezza, è pure benedetto come Sem. Ma è la fraseologia usata da Dio verso di Sem che coglie il significato del privilegio di appartenere a Dio.
Pensateci, come può l’Eterno Dio, il creatore di tutta la terra, permettersi di essere legato ad un uomo dicendogli a tutti gli effetti: “Io sono tuo”?
Il capovolgimento stupefacente
‘Mio’ è tra le primissime parole di ogni bambino. Ancora prima che sia capace di dire il suo nome, sa cosa è suo. Aggrappandosi al proprio giocattolo urla a tutti che attorno a lui in quel momento sono di minaccia: “è mio”! Il piccoletto si sente padrone e lo è. Guai a chi cerca di prenderglielo!
Ma Dio non è un giocattolo. Egli è il Signore. E’ lui il Padrone dell’universo. Le sue parole a Sem sono stupefacenti. Sem, da ora in poi, non è più il piccoletto che con pugno chiuso si tiene stretto la sua peluche, è l’uomo che è fiero di appartenere all’unico Dio! La piccola parola “mio” ha tutta un’altra forze quando riferito al Signore!
Le prime parole di Salmo 23 esprimono la meraviglia di questo rapporto con Dio. Davide, il potente Re di Israele, sa di appartenere al Signore. Fu Dio a farlo re al posto di Saul. Era stato il Signore a farlo trionfare sul gigante Goliat Il Signore non era il suo balocco che stringeva nella mano. Non era lui a
possedere Dio ma Dio a possedere lui.
Gesù usa la stessa terminologia
Quando Gesù si paragona al Buon Pastore (Vangelo di Giovanni, capitolo 10) e dice che : “. . . chiama le proprie pecore per nome” dà lo stesso diritto di appartenenza. Se la pecora potesse parlare direbbe esattamente ciò che aveva detto Davide: “Il Signore è il mio pastore”.
Non c’è privilegio più grande per nessuno. Il pronome ‘mio’, quando riferito a Gesù, ha un significato molto diverso di quando uno parla della sua macchina o della sua casa! Significa molto di più “io sono suo” che “lui è mio!”.
Se Gesù sta chiamando te, non essere restio, puoi essere fiducioso. Appartenere al Pastore è un grande privilegio – un motivo di orgoglio e tanta felicità!
Pastore Paul Finch
