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“Certo bene e bontà m’accompagneranno tutti i giorni della mia vita . . ”
Salmo 23:6a
Questa penultima frase del Salmo 23 è già molto rassicurante come tradotto sopra.
Pensare che ogni giorno vivrò sotto lo sguardo favorevole dell’Eterno è una stupenda consolazione. Che io non debba cercare una speranza negli oroscopi è una fantastica liberazione da un timore della ‘malasorte’. E’ un sollievo enorme. Non devo portare in tasca un portafortuna per garantire che le cose mi andranno bene. Non devo incrociare le dita, ‘toccare-il-legno’, e nemmeno fare il segno della croce come augurio che il mio giorno possa essere vissuta all’insegna della ‘buona-fortuna’. Il testo è tanto chiaro quanto sintetico. Ciò che Il Signore promette nel primo versetto del Salmo sarà vero per ogni momento della mia vita: ”Il Signore, è il mio Pastore e nulla mi mancherà!”
Però, il significato del verbo “accompagnare” è ancora più robusto di quello che normalmente ne associamo. Mi spiego. Ai nostri giorni vediamo sempre di più persone anziane accompagnate da badanti. Sto camminando per la strada della mia città (Ferrara) e da lontano vedo venire verso di me una coppia di persone con una appoggiata sul braccio dell’altra. Subito mi viene da pensare:”Ah, probabilmente una persona con una badante”. Anche se ho sbagliato e sono solo marito e moglie fuori a fare una passeggiata, il verbo “accompagnare” ha quel significato: sono due persone che si “accompagnano”.
Però la forza del verbo “accompagnare” in questo particolare testo è più forte ed ha, al suo interno il senso di “inseguire”. Se, ad esempio, porto il mio cane nel parco per una passeggiata, il verbo “accompagnare” ci sta. Però se vado nel parco da solo è lì un cane comincia ad annusare le mi gambe e seguirmi, non mi sento più tanto “accompagnato”! E se comincio a correre e scappare ed il cane non rinuncia al suo interesse per le mie calcagna mi sento “inseguito”. E’ questa la forza del verbo usato da Davide qui!
La differenza sta nell’intenzionalità. Inseguire articola una volontà ed una determinazione molto più forte della sola compagnia. Il Signore qui promette non solo la benevola presenza di bontà e benignità ma la sua determinazione che noi sperimenteremo quello aiuto.
Questo tipo di dono del Signore sperimentai quando scoprimmo che mia prima moglie aveva un tumore. Eravamo in visita in Colorado negli USA. Fu giovedì, 14 agosto 1997. e lei fu ricoverata in ospedale di urgenza. Venerdì, ferragosto, le prime analisi rivelarono che non si trattava di un ulcera ma di qualcosa ben più grave. Sabato mattina si sapeva che Elena aveva un tumore di una certa dimensione. Da quel momento iniziò una successione di avvenimenti che travolse totalmente la nostra programmata visita, e quella indimenticabile sabato mattina io non sapevo come avrei potuto gestire il nostro futuro.
Però fu quella stessa mattina che, ancora prima di recarmi all’ospedale per scoprire la natura del tumore, alle 7:30 ricevetti una telefonata da un pastore amico che mi diceva: “Paul, non ho dormito tutta la notte pensando a te. Ho deciso di telefonarti e di dirti che tu non devi pensare a tutti i particolari futuri del viaggio di ritorno a New York. Di quei dettagli ci penseremo noi. Tu pensi solo ad Elena”. Misi giù la cornetta e piansi a dirotto. Capivo che anche se la mia vita era entrata in un vortice di avvenimenti sui quali io non avrei potuto esercitare nessun controllo, Dio era in controllo assoluto e “beni e bontà” mi avrebbero accompagnato.
La storia della mia vita da agosto 1997 a novembre 2001 quando il Signore portò con se Elena non è un racconto di solo “accompagnamento”. Nonostante le fase alterne del progressivo avanzamento della malattia, ad ogni passo il Signore ci “inseguiva” con il suo amore. Il sorriso che Elena portava anche quando lasciava la vita era un dono umanamente impensabile. In mezzo alla sua malattia infausta e terminale lei sapeva di essere “inseguito” dal Suo amore ed io cominciavo a capire il significato della frase in Salmo 63:3 “la tua benignità vale di più della vita”.
Caro lettore, questa promessa è per ognuno di noi. Non aver paura di fidarti del Buon Pastore: “Beni e benignità ci inseguirannotutti giorni della nostra vita!”
Paul Finch, pastore
