Archivio articolo 38

“. . .e io abiterò nella casa del Signore per lunghi giorni ”

                                                                                                                Salmo 23:6b

Questa ultima frase del Salmo 23 è la ciliege sulla torta. . . specialmente quando si pensa che la frase “lunghi giorni”, oltre che a significare “tutti giorni della mia vita”, apre alla prospettiva dell’eternità con il Signore!

 Il concetto è chiaro ed il suo significato bellissimo. Poiché all’epoca di Davide non esisteva una casa del Signore (questa sarà costruita da suo figlio Salomone quando lui muore) l’appassionata anticipazione è quella di restare alla presenza di Dio. Il linguaggio poetico di questo Salmo (e molti altri) non lascia dubbi. Davide viveva con i suoi occhi fissi non tanto su realtà fisiche e materiali con i loro alti e bassi. Il suo sguardo era sempre rivolto al Signore che non sperimentava limiti umani e da questo fatto traeva una forza ed una gioia intramontabile.

 

L’abbiamo visto anche noi nella vita di una cara credente che alla età di oltre 95 anni era sempre pieno di fiducia e gioia. Non poteva uscire di casa. Stava spesso alla finestra. Però il suo viso era sempre illuminato da una speranza che non conosceva ombre. E dopo che il Signore l’abbia chiamato in modo dolce alla sua presenza, nella sua stanza è stata trovata una scatola piena di biglietti, ognuno portando una frase della Bibbia. Anche se materialmente era una totale sorpresa per la famiglia, nessuno era sorpreso . . . perchè lei in ogni conversazione parlava della sua gioia nel Signore. Dio non era mai lontano. Era presente e lei lo sperimentava!

 

Questa settimana ho ricevuto una telefonata informandomi della scomparsa inattesa di una persona per un incidente stradale. Il dolore è molto forte. Il vuoto che lascia è incolmabile. Lo shock non è solo emotivo – è fisico e sentito come un terremoto. Ogni certezza viene travolta e la vita infranta come quando uno Tsunami irrompe sulla spiaggia soleggiata spazzando via tutto! Però, so pure che questo momento avverrà per ognuno di noi! Che sia in un attimo oppure in conseguenza ad una malattia terminale, la nostra vita finirà. Davide, come dice questo salmo, non sperimentava paura o angoscia. Sicuro di essere inseguito da “beni e bontà” ogni giorno, aveva lo sguardo fisso al datore di tale pace e gioia.

Caro lettore, perchè non seguire l’esempio di Davide che fissava la sua speranza nel Signore? Non c’è ombra di certezza: “io abiterò nella casa del Signore” era una concreta certezza non una pia speranza e riempiva il cuore di una gioia intramontabile!

 

Paul Finch, pastore

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La Chiesa Evangelica di Ferrara 2009