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                 “Lo straordinario dono della liberazione dal peccato”

 

 Uno dei momenti più dolci per ogni credente è la liberazione che egli sperimenta nel cuore quando confessa i propri peccati al Signore. Il peso della schiavitù delle dipendenze segrete del cuore viene tolto dalla consapevolezza che Dio ha fatto quello che aveva detto attraverso Isaia:

“Io, io sono colui che per amore di me stesso cancello le tue trasgressioni e

non mi ricorderò più dei tuoi peccati.” (Isaia 4325).

Me lo ricordo io a distanza di più di cinquanta anni! La gioia che si sprigionò dal mio cuore quando, con una preghiera semplice ma liberatoria,  chiesi il Signore di lavarmi dai miei peccati. Non camminavo a casa – correvo e saltavo per la gioia!

 

E’ semplicemente straordinario trovare nel libro di Levitico, nel 4° e 5° capitolo, la passione del Signore nel liberare tutti dalla loro prigione di peccato. Il Signore è molto chiaro. Proprio all’inizio del quarto capitolo comanda a Mosè di dire al popolo:

“Quando qualcuno avrà peccato per errore. . .

egli offrirà al Signore per il peccato commesso. . .”.

Non elenca una serie di azioni di penitenza.

Non impera sulla coscienza di chi viene a conoscenza del proprio stato di distanza dal Signore.

Non detta un lungo elenco di comportamenti con il quale ognuno dovrà misurarsi per verificare se è in una condizione di peccato o meno.

 

Le parole sono semplicissime e mostrano l’intenzione del Signore di liberare ciascuno del proprio peccato e del peso delle catene che legano lo spirito quando questi si accorgerà del suo grave stato di lontananza da Dio.

 

E’ vero che all’inizio di capitolo 5 esplicita 3 esempi di peccato.

  • C’è chi avrà taciuto quando avrebbe dovuto parlare,
  • C’è chi sarà incorso in un’azione che ha offeso la santità del Signore,
  • C’è anche chi sarà scoppiato emotivamente e avrà parlato troppo.

 

Se di per se sono azioni contro vicini di casa, familiari, datori di lavoro, o anche amici, costituiscono peccato contro Dio .

Ma l’accento in questi due capitoli non cade sulla misurazione del peccato.

Cade proprio su cosa bisogna fare quando il male è stato individuato e portato alla coscienza.

 

Il peccato disonora tutti. Quando, ad esempio,  penso al peccato dell’adulterio di un uomo con una donna, dico che disonora se stesso infrangendo il patto matrimoniale con sua moglie, disonora la moglie tradendola, disonora i figli venendo meno alla fiducia di lealtà e verità che un padre deve e riceve, disonora la donna con la quale ha consumato il tradimento e, soprattutto, disonora Dio che gli aveva dato un corpo da usare in modo puro e pulito per la società intera.

Il punto dei sacrifici illustrati in questi due capitoli di Levitico è che c’è un percorso di perdono e di purificazione aperto. Non si deve restare imprigionati nel proprio peccato! Sia che si tratti di una persona che ricopre un ruolo altamente religioso, oppure un capo, o un qualunque cittadino,  sia che si tratti di tutta la comunità, la volontà di Dio è  che ci si umili e si usufruisca del dono che Egli ha dato con il sacrificio di un animale.

 E’ squisito notare a questo punto la incredibile sensibilità di Dio. All’uomo altolocato socialmente chiede un toro (44), al poverissimo solo “...la decima parte di un fra di fior di farina” (511).  Il povero può quanto il ricco. Ognuno, però, deve portare la sua offerta al tabernacolo dove il sangue dell’animale ucciso sarà preso e, contrariamente ai sacrifici dei primi 3 capitoli quando il sangue restava solo attorno all’altare esterno, sarà asperso “ . . . davanti al Signore di fronte alla cortina del santuario.” (48) Il sacrificio non è delegato ad un altro. Ognuno, reso consapevole del peccato che è stato commesso, verrà al Signore. E quando lo fa, “. . . il sacerdote farà l’espiazione per quel tale e gli sarà perdonato.”

Non è questo ciò che Cristo ha fatto per noi?

  Non è questo ciò che l’autore degli Ebrei dice:

“. . .quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno, offrì sé stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente.” (Ebrei 914)

E’ semplicemente straordinario potere godere della libertà di spirito e di vita che la confessione dei nostri peccati al Signore conferisce alle nostre vite. Quando il Signore ci fa vedere quanto siamo legati e schiavi di un singolo peccato o di abitudini brutte e peccaminose, si apre una via al perdono ed alla liberazione.

Un dono semplicemente fantastico!

Non lo disprezziamo ignorandolo o ricercando altri percorsi che saranno vani!

                                                                                       Pastore Paul Finch

 


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La Chiesa Evangelica di Ferrara 2009