CONFERENZE ALLA BIBLIOTECA ARIOSTEA

VIOLENZA E SCUOLA: PROSPETTIVE A CONFRONTO

Violenza e scuola: prospettive a confronto

 

Ne hanno parlato Lidia Goldoni del Comitato Insegnanti Evangelici Italiani (CIEI) e Luigi Grotti di PROMECO (Ferrara).

 

La scuola, osservatorio privilegiato di dinamiche sociali e culturali, è un luogo in cui può manifestarsi anche la violenza. In qualunque modo si voglia definire il fenomeno, è comunque indubbio che tale patologia del comportamento è presente nella scuola e nelle relazioni della vita scolastica. Nella scuola infatti si confrontano e a volte si scontrano diversi soggetti, individui e istituzioni, con ruoli diversi e diversi poteri. La scuola è una micro società che riflette e amplifica tensioni e conflitti sociali.

Ci può essere una violenza “istituzionale”, cioè derivante dalla logica della stessa istituzione, che può adottare un sistema più o meno selettivo, più o meno inclusivo; oppure può riguardare la violazione della libertà di opinione, di coscienza, di religione. In questi casi è l’adulto, educatore o insegnante, che rappresenta l’istituzione, contro (e non accanto a) lo scolaro o studente.

Ci può anche essere una violenza personale, da insegnante a studente, oppure tra pari, cioè tra studenti e studenti, è il caso molto diffuso del bullismo, nella sua declinazione classica e in quella postmoderna del cyberbullismo.

Come affronta la scuola questo problema? Cosa possiamo fare, in quanto genitori, educatori e insegnanti, semplici cittadini, per affrontare e curare questa vera e propria emergenza scolastica?

 

Nel corso della relazione si proverà a tracciare qualche linea orientativa per la comprensione del problema nonché per un auspicabile superamento di quella che fino a oggi è una questione irrisolta.

"GENDER: PARLIAMONE"

GENDER: PARLIAMONE 

 

Ne hanno parlato Alessandro Piccirillo del Centro Studi Etica e Bioetica di Padova e Chiara Mantovani di Scienza & vita di Ferrara.

 

Una volta c’era il genere. Legato al sesso di appartenenza (maschile o femminile), il genere era un modo culturale, personale e biografico di interpretare la propria sessualità. Ora c’è il gender, indifferenziato rispetto al sesso, esso si presenta come un kit da montare a piacimento nelle sue molteplici variabili e soggetto solo alla decisione rivedibile dell’individuo. Reagendo alla naturalità del sesso da cui il genere era influenzato, il gender si presenta come un costrutto culturale senza alcun rapporto con il sesso. Il gender è stato idealizzato al punto da divenire una verità assoluta da impartire alle giovani generazioni, per liberarle dai vincoli della tradizione e aprire loro un mondo liquido in perenne stato di mutazione. Ciò che oggi è in gioco non è tanto l’apertura al confronto reciproco, quanto la libertà di pensarla diversamente, poiché il gender sembra reclamare non solo una cittadinanza culturale in uno spazio plurale, ma ambisce a cancellare le diverse sensibilità che abitano quello spazio.

 

LA QUALITÀ DELLE RELAZIONI EDUCATIVE

 La qualità delle relazioni educative

 

Ne abbiamo parlato con Lucia Stelluti dell'ICED di Roma e Adele Baldi Tutor dell'apprendimento e DSA.

   

La relazione interpersonale è la nota dominante dell’educazione, sia che si tratti di educazione in senso lato sia di formazione scolastica, ciò che fa la differenza è la “relazione educativa”, e questo valeva nel passato come vale ancora al giorno d’oggi.

Una volta è vero c’era la pedagogia. Gli insegnanti erano al centro, depositari della conoscenza, considerata come un’eredità da trasmettere ad alunni e studenti, fruitori finali. Lo stile didattico era la lezione frontale e assertiva, gli strumenti il libro e la lavagna, l’apprendimento era verbale, nozionistico e mnemonico.

Ora ci sono le scienze dell’educazione, la conoscenza si è declinata al plurale e la si costruisce insieme, gli insegnanti sono dei facilitatori dell’apprendimento, gli strumenti un ventaglio di possibilità che spaziano dai più tradizionali ai più sofisticati (Tablet, LIM, spazi virtuali ecc).  Le parole d’ordine fanno riferimento alle nuove tecnologie digitali, a formule didattiche flessibili, a strumenti raffinati e metodi didattici innovativi e alla necessaria preparazione degli insegnanti per affrontare le sfide del futuro.

Oggi l’apprendimento è centrato sullo studente, gli stili cognitivi si sono moltiplicati, come pure i bisogni personali.

Nel tempo, l’attenzione si è spostata dall'uno all’altro dei due poli del rapporto educativo, dal docente al discente, polarizzando e orientando anche gli studi e le ricerche in educazione. 

Quello che resta a monte e rischia di essere dimenticato è che il rapporto educativo, se vuole essere tale e non mero addestramento, deve avvalersi della presenza personale di insegnanti in carne e ossa, che con la loro professionalità e con la loro umanità, promuovono l’apprendimento, fornendo nel contempo un modello di interiorizzazione e di applicazione concreta e quotidiana del sapere.

In breve, riemerge l’importanza della relazione educativa. Forse è arrivato il momento di mettere a fuoco ciò che unisce (o che divide) questi due poli, ossia proprio il rapporto, la relazione interpersonale, tra docente e discente. 

 


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