Conferenza sulla Riforma del XVI secolo: il suo significato e la sua attualità: Prof. Pietro Bolognesi e Prof. Guido Dall'Olio

 

Da Wittenberg a Ferrara (1517-2017) – 500° della Riforma!

 

A conclusione delle iniziative in occasione del 500° della Riforma protestante, l’Associazione evangelica CERBI di Ferrara ha organizzato una “Conferenza sulla Riforma del XVI secolo” nella prestigiosa Sala Agnelli della Biblioteca Ariostea.

Per comprendere il significato della Riforma e la sua attualità, sono stati invitati come relatori il Prof. Pietro Bolognesi, dell’Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione (IFED) di Padova, e il Prof. Guido Dall’Olio dell’Università di Urbino il quale, con dispiacere, ha disdetto all’ultimo la sua partecipazione per motivi di salute.  

Dopo un’introduzione di Alfonso Sciasci, Referente dell’Associazione, davanti ad una sala numerosa, il prof. Bolognesi ha sottolineato l’importanza di chiarire quale significato dare al termine “riforma” poiché, di fronte alle sue molte accezioni, si rischia di rimanere nell’ ambiguità. Il termine Riforma nasce in ambito cattolico, sotto la spinta di vari ordini monastici, o dei Concili, soprattutto del Concilio Vaticano II con la sua enciclica “Perennis Reformatio”. In questo caso Riforma denota un rinnovamento della chiesa per migliorare certi aspetti o rinnovare pratiche liturgiche, ma senza sconvolgimenti o rimessa in discussione dei fondamenti.

Diversamente, la Riforma del XVI secolo fu un evento anche traumatico, che arrivò a riconsiderare i fondamenti non solo della chiesa ma anche della cultura occidentale.

Quale prospettiva offre la Riforma protestante? Il prof. Bolognesi afferma che le sue ragioni storiche, sociali, morali e intellettuali, anche le sue basi teologiche, benché importanti, non sono sufficienti a definire la sua natura. Ciò che rappresenta il “cuore” della Riforma del XVI secolo, fondamentalmente, è la libera azione di Dio che si riappropria del suo mondo.

Il rapporto con Dio è la chiave di volta per la comprensione profonda di quell’evento. La ri-centratura su Dio nasce dalla constatazione della distanza tra il dover essere del mondo e la sua deformazione. Tutti gli eventi storici (l’invenzione della stampa, la scoperta dell’America, l’Umanesimo) sono così rivisitati come eventi non semplicemente umani, ma originati dal favore di Dio. I Riformatori, uomini fallibili e manchevoli come tutti, avevano però chiaro questo e si collocarono come “dipendenti” del Dio che muove la storia. La Riforma non è quindi un movimento dal basso, ma nasce dall’alto. Il criterio della Riforma è il primato riconosciuto a Dio.

La Riforma 500 anni dopo vede una pluralità di iniziative, un impegno notevole per la cultura italiana. Nel XVI secolo furono tre i fronti su cui la Riforma ebbe un impatto: i papisti, i libertini e gli illuminati. Questi tre fronti, sotto diverso nome, sono ancora presenti nella nostra cultura, e ancora oggi il contributo della Riforma è riaffermare che il punto centrale è il rapporto con Dio. Chi sa questo non è assillato dall’angoscia del consenso, da cui è condizionata l’attuale società, ma promuove la sua trasformazione collocandosi nel solco della Riforma protestante.

 

 

 

 


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